Il primo passo da compiere qualora si decida di sottoscrivere una polizza vita è valutare con attenzione il tipo di prodotto che risponde nel modo più adeguato alle proprie esigenze e ai propri obiettivi. Se l’intenzione, ad esempio, è salvaguardare la propria famiglia da problemi finanziari in caso di morte del capofamiglia sarebbe opportuna un’assicurazione per il caso di morte. Ma se lo scopo è garantirsi una pensione integrativa, allora meglio orientarsi verso i prodotti di rendita vitalizia. Mentre per un prodotto a più alto contenuto di risparmio, l’ideale è sottoscrivere un contratto a capitale differito o di capitalizzazione. Le assicurazioni miste, invece, sono rivolte a coloro che vogliono crearsi una disponibilità finanziaria ad una certa data e, allo stesso tempo, tutelare la famiglia da problemi economici in caso di decesso.
Una gamma di possibilità che spesso mette in difficoltà il consumatore. Per fare chiarezza ecco una breve descrizione delle principali offerte presenti sul mercato.
Conviene iniziare con la definizione di polizza vita, ovvero un contratto che prevede una serie di versamenti annuali al fine di ottenere, alla scadenza, un capitale o una rendita per sé o per la propria famiglia.
Le polizze, in particolare, si dividono in tre tipologie: tradizionali, a contenuto finanziario e previdenziali.
Le polizze tradizionali, anche dette a gestione separata, prevedono un rendimento minimo garantito.
Quelle finanziarie, invece, hanno un rendimento agganciato a un'attività finanziaria sottostante e si distinguono in polizze unit linked o index linked.
Le index linked sono contratti che si collegano alle prestazioni di uno o più indici, di solito azionari: i premi, cioè, sono investiti in fondi comuni. I prodotti index linked offrono garanzie di tipo azionario, prevedendo così la restituzione dell’importo dei premi versati. Le index sono solo finanziarie e quindi non godono di nessun vantaggio fiscale.
Le unit linked sono contratti di assicurazione le cui prestazioni sono collegate alle performance realizzate dalle quote di un fondo di investimento, vale a dire che il capitale finale è legato all’andamento di un indice azionario. Le unit possono avere anche fini previdenziali.
Tra le polizze vita, a scopo previdenziale, si può far riferimento alla PIP (piano individuale previdenziale) che permette a casalinghe e disoccupati di costruirsi una pensione integrativa. Il meccanismo base è molto semplice: in cambio di versamenti periodici, si riceve una certa rendita alla scadenza. Si possono poi effettuare versamenti aggiuntivi in ogni momento, secondo le proprie disponibilità. La rendita, o il capitale, però, si ottengono solo al raggiungimento dei requisiti per la pensione obbligatoria, con un minimo di durata contrattuale o di permanenza nel fondo di 5 anni. Alla scadenza si ottiene la rendita (ossia la pensione), ma si può anche ritirare una parte della prestazione complessiva sotto forma di capitale, fino a un massimo del 50%. In caso di morte del titolare, infine, il capitale va agli eredi.
Sulla trasparenza delle clausole contrattuali, infine, sono spesso intervenute le associazioni di consumatori secondo le quali, proprio sugli aspetti più delicati della vita contrattuale, ci sarebbe troppo poca chiarezza da parte delle compagnie. Il tallone di Achille sarebbero i costi o le penali in caso di uscita anticipata dal contratto. Lo stesso Istituto di vigilanza (Isvap) è intervenuto di recente per chiedere alle compagnie che la terminologia utilizzata nei contratti vita sia chiara e corrispondente alle condizioni applicate. |